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CRITICA DELLA STORIA

Quaderni di studi storici

CAMILLO BENSO CONTE DI CAVOUR

Camillo Benso Cavour

" Esaminati i tre ordini del giorno di ieri, e i due ordini del giorno di oggi, mi pare che concorrano tutti nel pensiero finale: tutti sono concordi nel volere che si acclami Roma come capitale d'Italia, che si solleciti il Governo ad adoperarsi, onde questo voto universale abbia il suo compimento.
Mi pare quindi che noi dobbiamo avere l'assenso dei cattolici in buona fede su questo punto. Rimane a persuadere il pontefice che la Chiesa può essere indipendente, perdendo il potere temporale. Ma qui mi pare che, quando noi ci presentiamo al sommo pontefì¬ce, e gli diciamo: Santo padre, il potere temporale per voi non è più garanzia d'indipendenza, rinunziate a esso, e noi vi daremo quella libertà che avete invano chiesta da tre secoli a tutte le grandi poten¬ze cattoliche; di questa libertà voi avete cercato di strapparne alcune porzioni per mezzo di concordati, con cui voi, o santo padre, era¬vate costretto a concedere in compenso dei privilegi, anzi, peggio che dei privilegi, a concedere l'uso delle armi spirituali alle potenze temporali che vi accordavano un po' di libertà. Ebbene, quello che voi non avete mai potuto ottenere da quelle potenze, che si vantano di essere i vostri alleati e vostri figli devoti, noi veniamo a offrirvelo in tutta la sua pienezza, noi siamo pronti a proclamare nell'Italia questo gran principio: libera Chiesa in libero Stato.
Vengono a chiedervi delle riforme che voi come pontefice non po¬tete fare; vengono a proporvi di promulgare degli ordini, nei quali vi sono dei princìpi che non si accordano con le massime di cui dovete essere il custode.
Quando negate di proclamare voi la libertà religiosa, la libertà d'in¬segnamento, io vi comprendo. Voi dovete insegnare certe dottrine, e quindi non potete dire che sia bene che si insegni da tutti ogni specie di dottrina."

( Torino, Camera, 27 mazo 1861)

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